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Oltre il movimento: la saggezza dei Simboli Adinkra nel quotidiano

A Erranza il movimento non finisce quando si chiude la porta della sala. Ogni lezione porta con sé qualcosa di più ampio: una visione del corpo, della comunità, del tempo. E quella visione, per me, ha radici precise. Radici africane.

Oggi ve ne racconto una parte: i simboli Adinkra.

Cosa sono i simboli Adinkra

Gli Adinkra sono simboli visivi originari dei popoli Akan dell’Africa Occidentale — Ghana e Côte d’Ivoire principalmente. Ogni simbolo rappresenta un concetto, un valore, un insegnamento. Non sono decorazioni: sono testi. Frammenti di filosofia applicata che i popoli Akan hanno sviluppato nel corso di secoli per trasmettere sapere da generazione a generazione.

La parola “adinkra” nella lingua Twi significa letteralmente “addio” o “esprimere pensieri e idee” — secondo alcune interpretazioni. I simboli venivano originariamente impressi su tessuti indossati nei rituali e nelle cerimonie, come modo per comunicare significati profondi senza parole.

Oggi sono patrimonio visivo riconosciuto a livello internazionale. E da molti anni sono parte integrante del mio lavoro: li porto nelle scuole, nei laboratori, nei percorsi di formazione. Ho scritto un libro su di loro — Le mappe degli Adinkra (MC Editrice, Milano) — pensato per ragazzi, insegnanti e operatori che vogliono usarli come strumenti vivi, non come oggetti da museo.

Sankofa: il simbolo che ci riguarda tutti

Tra i tanti simboli Adinkra, uno mi accompagna da sempre nel mio lavoro — e lo ritrovo ogni volta che penso a Erranza.

Si chiama Sankofa. È rappresentato da un uccello che cammina in avanti ma tiene la testa rivolta all’indietro, stringendo nel becco un uovo.

Il suo significato: non è un tabù tornare indietro a prendere ciò che hai dimenticato.

In Twi si dice: “Se wo were fi na wosankofa a yenkyi” — non è sbagliato tornare e raccogliere ciò che hai lasciato.

È una filosofia che capovolge il modo in cui spesso pensiamo al progresso. Nella cultura occidentale il passato si supera, si lascia alle spalle. Nella visione Sankofa il passato non è un ostacolo: è una risorsa. Si guarda indietro non per restare fermi, ma per portare con sé ciò che è prezioso e usarlo per andare avanti con più forza e consapevolezza.

Cosa ha a che fare con Erranza

Tutto.

Erranza nasce dal recupero di qualcosa di antico: il corpo come strumento di comunicazione e incontro. Una conoscenza che le culture di movimento — africane, ma non solo — custodiscono da millenni e che la nostra società moderna tende a dimenticare, sostituendo il corpo con lo schermo, il gesto con il testo.

Ogni volta che una bambina entra per la prima volta in sala e scopre che può comunicare senza parlare, che il suo corpo ha un linguaggio proprio — ogni volta si compie qualcosa di Sankofa. Un ritorno a qualcosa di essenziale che era già lì, in attesa di essere riconosciuto.

Ogni volta che un adulto ricomincia a muoversi dopo anni e sente che il corpo non lo ha tradito — anche quello è Sankofa.

Perché parlarne qui

In questa rubrica — “Oltre la Sala” — voglio portare fuori dalla danza i temi che la nutrono dall’interno: la cultura africana, la pedagogia del corpo, il benessere inteso come pratica quotidiana e non come obiettivo estetico.

Non perché Erranza voglia diventare un centro culturale. Ma perché crediamo che capire le radici di ciò che facciamo lo renda più ricco, più intenzionale, più vero.

E perché alcune cose meritano di essere dette fuori da una sala prove.

“Il Sankofa ci insegna che guardare indietro non è debolezza. È saggezza. Il presente si costruisce sempre su ciò che abbiamo il coraggio di non dimenticare.” — Henri Olama

Se vuoi approfondire il mondo degli Adinkra, puoi trovare il mio libro Le mappe degli Adinkra o contattarmi direttamente.

→ Scopri la storia e la visione di Henri Olama https://www.erranza.com/henri-olama/

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